DENTRO LA LOGICA DEL CONTROLLO: MASCHIO O FEMMINA CHE SIA…

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di Paola Zaretti/DENTRO LA LOGICA DEL “CONTROLLO” : MASCHIO O FEMMINA CHE SIA….

“Solo una donna che rifiuta di esercitare il dominio e la padronanza su un’altra donna, non sarà mai serva di una padrona”. (P. Z.)

Ma cosa bisogna dire e fare perchè lo si capisca? O, forse, più semplicemente, non lo si “vuole” proprio capire.

E’ così difficile comprendere che tra ciò che IO decido di fare o non fare del mio corpo e ciò che UN’ ALTRA donna – che non è ME ed è diversa da me – decide di fare o non fare del suo, esiste una DIFFERENZA che, quali che siano le mie opinioni e scelte personali, sono tenuta a rispettare?

Non sarà opportuno smettere di abusare della parola “Differenza” quando questa viene negata proprio da coloro che, palesemente incapaci di praticarla, continuano a teorizzarla? E’ così difficile capire che un EGO smisurato di alcune non può e non DEVE essere il metro di misura e di giudizio dei comportamenti di altre donne?

In nome di che cosa, di quale autorità, di quale potere, di quale dogma, di quale arbitrio, di quale investitura, ci si sente in diritto di sindacare sulle scelte altrui – di cui spesso poco o nulla è dato sapere – etichettandole come “scelte che non sarebbero scelte”? Chi può autorizzarsi a dire, a nome e per conto di un’altra, se una scelta è o non è una scelta? Da quale posizione si può giungere a tanto?

Non lo si fa, forse, in nome di quella presunta e vanagloriosa “autorità femminile” – di cui alcune si sono fantasmaticamente autoinvestite – per definire la quale un termine come “autoritarismo femminista impositivo e giudicante” sarebbe più consono e più veritiero?

Che cosa c’è di meno “femminista” e di più lesivo e irrispettoso nei riguardi delle donne del fatto di reputarle delle perfette imbecilli incapaci di rifiutare da sole, se e quando ritengono di doverlo fare, “il controllo sistematico della loro libertà sessuale e riproduttiva” e, più in generale, della loro libertà?

Che cosa c’è di più assurdo che predicare ed esercitare il rifiuto di quel controllo non già a proprio nome e per proprio conto – cosa del tutto legittima – ma a nome e per conto di altre senza essere mai state delegate a farlo?

Questo non è rifiutare la misoginia, questo è praticarla, questa è la dimostrazione di una profonda sottovalutazione e disistima delle donne nei riguardi delle proprie simili e di una sopravvalutazione di sé. E’ una forma di onnipotenza che va via crescendo e che sta raggiungendo livelli a dir poco preoccupanti.

E quando si replica subdolamente che essere contrarie non significa proibire ma “rifiutare di avallare il controllo sistematico della libertà sessuale e riproduttiva” delle donne, non ci si rende neppure conto che, così facendo, si finisce per esercitare, di fatto, una volta di più, e al posto di altre ritenute incapaci di farlo, quello stesso controllo – solo in apparenza di segno opposto – ma in realtà radicato nello stesso impianto mentale-duale-patriarcale di quello denunciato. 

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